Principi e metodo

   
 
 
  1. Rispettare la natura fisica e psicologica del cavallo

  2. Significa avere nozioni di anatomia, fisiologia, meccanica di locomozione, etologia, ecc., per sapere come ginnasticare correttamente un cavallo, quali esercizi utili richiedere, come riconoscere i difetti di conformazione ed eventuali limiti fisici o motori,  come rapportarsi con lui, quali reazioni aspettarsi, come superare le difficoltà di comunicazione.

  3. Utilizzare un linguaggio adeguato alla natura del cavallo, che possa essere facilmente compreso ed appreso e che sia utilizzato correttamente e coerentemente

  4. Se il linguaggio che utilizziamo non è comprensibile, il cavallo reagirà con la fuga o l’ansia. Non potrà accettarci come “guida” e sentirsi rilassato e disponibile in nostra presenza. Quando il cavallo oppone resistenza alle nostre richieste vuol dire o che la nostra richiesta è in quel momento eccessiva per le capacità del cavallo o che il cavallo non ha ancora capito cosa vogliamo probabilmente perché la nostra azione non è stata corretta o abbastanza chiara. Talvolta possiamo confondere una resistenza del cavallo con il suo bisogno innato di giocare per prendere confidenza con le cose nuove che gli insegniamo. Il cavallo ha bisogno di esplorare le regole e i limiti del nuovo esercizio o della nuova idea del cavaliere. E’ importante ricordarsi di correggere con fermezza ma sempre con serenità, ritornando alla dolcezza non appena il cavallo si concede alle nostre richieste.
    Nel lavoro alla longia il linguaggio degli aiuti si serve della voce, della posizione del nostro corpo rispetto al cavallo, della mano che conduce la testa del cavallo nella direzione desiderata, della frusta. Nel lavoro in sella ci si serve degli aiuti di mano, gambe e assetto assistiti all’inizio dell’addestramento da voce e frustino.

    Gli aiuti domandano, incoraggiano e concedono al cavallo di rispondere.

    Il cavaliere deve sapere utilizzare correttamente gli aiuti, applicarli nei momenti opportuni, conoscere l’effetto di ogni azione sulla locomozione e sull’equilibrio del cavallo, cessare l’aiuto non appena ottenuta una risposta positiva. Gli aiuti devono diminuire di intensità e durata man mano che, con l’avanzare dell’addestramento, il cavallo risponde più prontamente. La leggerezza alla mano (segno di decontrazione ed equilibrio) e la leggerezza alla gamba (impulso) strettamente correlate tra loro,  vanno ricercate sin dall’inizio dell’addestramento.

    “…il cavallo si sottomette e si equilibra poco a poco, fino a che l’addestratore ottiene che egli lavori come da solo, senza l’intervento continuo degli aiuti” (N. Oliveira)

    Per chi vuole intraprendere l’addestramento di un cavallo l’assetto è un prerequisito, poiché se non si ha una posizione corretta in sella in equilibrio con il movimento del cavallo, non è possibile applicare aiuti precisi e distinti di mano e gambe (indipendenza degli aiuti). In seguito, nell’addestramento avanzato la posizione del busto e la ripartizione del peso sulla sella si sostituiranno quasi completamente agli aiuti di mano e gambe.

  5. Utilizzare progressione e metodo nell’apprendimento

  6. Partire con l’insegnare le cose più semplici e confermarle prima di passare a quelle via via  più complesse. Programmare una successione di esercizi che preparino il cavallo muscolarmente e psicologicamente ad eseguire con facilità una progressione di difficoltà nel lavoro. Il cavallo ha bisogno di tempo per capire come rispondere sempre meglio ai nostri aiuti e per ginnasticare la sua muscolatura agli esercizi richiesti in modo da eseguirli in scioltezza. Il cavaliere deve sapere chiedere correttamente e cessare la richiesta nel momento in cui il cavallo inizia a dare la risposta attesa, ricompensandolo. Il cavallo apprende attraverso la ripetizione e la discesa degli aiuti al momento opportuno, rinforzata da una carezza, una pausa di lavoro, uno zuccherino. La ricompensa chiarisce che la richiesta è stata assolta e permette di recuperare il rilassamento da parte del cavallo. Utilizzando dei cicli esercizio-ricompensa, il cavallo si allena ad apprendere. I cavalli imparano in una maniera logica e progressiva ed hanno molta memoria (anche per le esperienze negative!). “Domandare spesso, accontentarsi di poco, ricompensare molto” (Faverot de Kerbrech)

  7. Separare gli aiuti di mano e gamba. ”Mani senza gambe, gambe senza mani”(F. Baucher).

  8. E’ importante fare una richiesta per volta, utilizzando un aiuto per volta, in modo da non creare confusione e rischiare contraddizione con più aiuti contemporaneamente. Se uso le gambe per chiedere al cavallo di avanzare lascio le mani tranquille verso la bocca concedendo al cavallo di avanzare; per chiedere uno spostamento laterale chiederò al cavallo prima di rallentare con un aiuto di mano e assetto e poi chiederò lo spostamento delle anche con un aiuto di gambe. In una fase di addestramento più avanzato quando gli aiuti saranno chiari e la risposta ad essi immediata potrò combinarli per ottenere l’esecuzione di esercizi più complessi.
 
 
Contatti: Roberta Camoni -