Sulla leggerezza

   
 
  La caratteristica precipua dell’alta scuola, dell’equitazione sapiente, artistica, alta equitazione, comunque la si voglia chiamare, si trova non in movimenti più o meno straordinari, ma nella perfetta leggerezza, che i movimenti siano semplici o complicati.”(L’Hotte)

Secondo L’Hotte, la leggerezza è la perfetta obbedienza del cavallo alle più leggeri indicazioni del cavaliere. Essa deriva:
  • da una ginnastica sapiente che lavora sulla flessibilità delle molle del cavallo e
  • dalla precisione degli interventi del cavaliere che divengono via via con il progredire dell’addestramento sempre più impercettibili.

La leggerezza è il metro di giudizio dell’addestramento del cavallo e delle capacità del cavaliere, poiché caratterizza lo stato del cavallo perfettamente addestrato e la precisione dei mezzi impiegati per guidarlo.

Per ottenere la leggerezza occorre eliminare ogni resistenza del cavallo agli aiuti del cavaliere, non con la forza ovviamente, ma con un addestramento ragionato e progressivo da cui nasce un accordo tra cavallo e cavaliere tale da permettere al cavallo di impiegare solo le forze utili al movimento previsto. La leggerezza accerta quindi quel buon impiego delle forze che determina la giusta ripartizione di peso e cioè l’equilibrio del cavallo, da cui si ottiene l’armonia dei movimenti.

Sempre secondo L’Hotte la leggerezza trova anzitutto la sua testimonianza nella sottomissione della mascella, che è la prima molla a ricevere l’effetto della mano….”La mobilità della mascella non ne accerta soltanto la sottomissione; la flessibilità di questa regione va più lontano, provocando quella dell’incollatura, poi delle altre molle, in conseguenza della correlazione esistente istintivamente tra tutte le contrazioni muscolari.”  A causa di tale correlazione, quando la mascella è contratta provoca resistenze anche nelle altre regioni del cavallo, e viceversa, e il movimento perde la sua armonia.

Per Oliveira l’obiettivo della leggerezza può essere raggiunto solo con un cavallo perfettamente equilibrato, con i posteriori attivi e il dorso morbido, con un cavaliere che ricerca il legame più dolce possibile con la bocca. “…il cavallo si sottomette e si equilibra poco a poco, fino a che l’addestratore ottiene che egli lavori come da solo, senza l’intervento continuo degli aiuti.” (N. Oliveira)


Karl definisce la leggerezza come il risultato del grado di acquisizione da parte del cavallo del linguaggio degli aiuti del cavaliere: la leggerezza aumenta quanto più significative sono le risposte del cavallo ad aiuti minimi del cavaliere; è quindi direttamente proporzionale alla qualità di risposte del cavallo e inversamente proporzionale agli interventi del cavaliere. Il cavaliere deve tendere ad annullarsi facendo diventare protagonista il cavallo. Deve sembrare che il cavallo lavori da solo.
Se l’educazione alla mano è corretta, il cavallo ricerca una tensione leggera delle redini, la sua bocca diventa permeabile al minimo gioco di azione delle dita e del polso del cavaliere che deve poter modificare l’atteggiamento del bilanciere testa-incollatura in funzione del movimento voluto. La leggerezza alla gamba si ottiene quando il cavallo mantiene l’attività ricercata senza il continuo intervento delle gambe.
L’assetto, giudiziosamente combinato a mani e gambe, progressivamente va a sostituirsi agli altri aiuti.

“Se i cavalli avessero la parola……….. non c’è dubbio che plauderebbero in favore della leggerezza!” (P. Karl)
 
 
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