La Guérinière

   
   
  Nel ‘700 vive il suo grande splendore la Scuola di Versailles, dove opera uno dei più importanti écuyer di tutti i tempi, Francois Robichon de La Guérinière (Ecole de Cavalerie, 1733) ai cui insegnamenti si rifanno ancora oggi alcuni cavalieri e professionisti più sapienti. La Guérinière è una figura centrale della storia dell’equitazione poiché è il primo che approfondisce l’esercizio fisico del cavallo come elemento fondamentale per l’addestramento, riduce l’importanza degli strumenti utilizzati ed in particolare del morso, ricerca un dialogo con il cavallo e ne sviluppa la prestazione e l’agilità attraverso l’ammorbidimento delle anche e delle spalle, senza forzature. Introduce l’esercizio della spalla in dentro, il più idoneo a rendere morbido e obbediente un cavallo: “Questa lezione produce così buoni effetti che io la tengo come la prima e l’ultima di tutte quelle che si possono dare al Cavallo per fargli prendere una completa scioltezza ed una perfetta libertà in tutte le sue parti”. La lezione della spalla in dentro scioglie le spalle, poiché l’anteriore interno ad ogni passo incrocia e scavalca quello esterno; prepara il cavallo a mettersi sulle anche, poiché ad ogni passo il posteriore interno viene portato in avanti sotto il ventre superando il posteriore esterno, cosa che non può fare senza abbassare l’anca interna e piegando i garretti sotto di sé; dispone il cavallo ad appoggiare, poiché acquisisce la facilità di incrociare gli arti, di passare le gambe una davanti all’altra, di ben scavalcare e andare liberamente di lato. Per quanto riguarda l’uso della mano La Guérinière dice: “la mano deve sempre cominciare il primo effetto e le gambe devono accompagnare questo movimento; poiché è un principio naturale che in tutte le andature … la testa e le spalle del Cavallo debbano muoversi per prime….” Inoltre la mano è leggera, dolce e ferma, ma non è fissa: “rendere la mano per andare in avanti abbassando un po’ la mano” – Per l’arresto, la mezza-fermata e i passi indietro dice: ”trattenere la mano, avvicinando la mano allo stomaco e sollevandola, le unghie un po’ verso l’alto”. “L’altezza della mano regola quella della testa del cavallo; è per questo che va tenuta più alta che nella situazione ordinaria per i Cavalli che portano la testa bassa, per rilevarli….”. Parla inoltre di “discesa di mano” che libera il cavallo dalla briglia nel momento in cui piega le anche  e toglie peso dalle sue spalle: “questo momento, che va ben calcolato e che è difficile da scegliere, è un aiuto dei più sottili e dei più utili per la cavalleria, poiché il Cavallo, piegando le anche nel momento in cui si abbandona l’appoggio, deve necessariamente rimanere leggero alla mano non avendo un punto a cui appoggiare la testa”.
 
  La Guérinière  Con La Guérinière l’arte equestre si eleva a delle altezze mai raggiunte fino a quel momento. Certo, l’addestramento nel maneggio aveva come scopo ultimo l’esecuzione di quelle movenze o “arie” che rendono il cavallo simile a un danzatore. Le “arie” erano distinte in basse (passage, piaffer, volta, piroetta, ecc.) e alte (pesade, courbette, cabriole, ecc.). Ma al di là di questi virtuosismi, sublimazione artistica e codificata dei movimenti del cavallo in natura o di atteggiamenti utili al cavaliere in guerra, l’esercizio in maneggio restava il mezzo più adeguato per ginnasticare i cavalli, renderli dolci e obbedienti, gradevoli nei movimenti e comodi per il cavaliere in tutti i servizi, la caccia, la guerra, la passeggiata, ecc.

Dopo gli eventi della Rivoluzione e la chiusura dell’Accademia di Versailles la tradizione classica viene pian piano dimenticata. Dopo il 1830 resta la Scuola di Saumur che però, da scuola accademica come era, assunse un carattere più militare con lo scopo di insegnare agli allievi ufficiali una equitazione semplice e pratica per l’impiego del cavallo in guerra (all’epoca la cavalleria non doveva più affrontare combattimenti individuali). In tale epoca emerge la figura del Conte d’Aure, écuyer en chef a Saumur nel 1847, il quale aspirava a fondare un’equitazione militare basata soprattutto sulla franchezza e l’impulso delle andature e promuoveva l’equitazione di campagna. Negli anni seguenti i prestigiosi cavalieri militari definirono incompatibili l’equitazione di maneggio con l’equitazione d’esteriore.
 
 
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