Le esigenze dell’equitazione moderna

 
 
  Nella nostra epoca sono sopravvissute due principali Scuole di tradizione storica: la Scuola Spagnola di Vienna e il Cadre Noir di Saumur, nelle quali si dovrebbero conservare l’equitazione di scuola e di alta scuola, le migliori tradizioni nell’insegnamento, nell’addestramento e nelle prestazioni.

Nella maggioranza dei centri equestri attuali l’equitazione sapiente e le fonti classiche non sono conosciute e quindi non possono venire trasmesse. La cultura equestre è indispensabile per impostare buone basi di lavoro, per ottenere un progressivo miglioramento del binomio, per trovare razionali soluzioni a problemi di addestramento incontrati e per raggiungere alti livelli nell’equitazione competitiva e non.
Salto siepe   
 
“Nella maggior parte dei centri equestri attuali si pratica un’equitazione empirica simile a quella dell’Accademia di Napoli di 400 anni fa. Senza la formazione ai principi classici risulta improbabile rendere utilizzabile un cavallo difficile, ammorbidire un puledro mal conformato o riaddestrare un cavallo precedentemente tarato dal suo cavaliere”
M. Henriquet

 
  Questa è l’epoca della società competitiva e consumista, dove l’equitazione è diventata un’attività meramente ludico-sportiva, commerciale e sponsorizzata, privata della sua anima specifica che è il rispetto del cavallo nella sua preparazione atletica e l’espressione delle sue potenzialità nelle diverse discipline attraverso l’intendimento armonioso tra cavallo e cavaliere.
Oggi l’obiettivo è quello di ottenere il miglior risultato nel minor tempo possibile e poco importa se questo è ottenuto a discapito dell’integrità fisica e morale dei cavalli. L’abilità e le capacità del cavaliere passano in secondo piano e vengono sostituite da strumenti o artifizi che costringono il cavallo in un determinato atteggiamento. Museruole, redini fisse, redini di ritorno, imboccature severe ecc. altro non fanno che produrre un risultato falsato dove il cavallo perde il proprio equilibrio naturale, si muove contratto e rigido sotto un cavaliere che contraddittoriamente gli chiede di avanzare con le gambe, trattenendolo con le redini.
I risultati agonistici possono arrivare in ogni caso quando il cavallo è di indole generosa ed è naturalmente dotato per compiere gli esercizi richiesti. È da ricordare comunque che una ginnastica non corretta conduce molto presto a problemi muscolari, articolari e comportamentali.

Per quanto riguarda la specialità moderna della competizione di
Dressage, essa nasce negli anni’20 e all’inizio è considerata come il ramo comune a tutte le discipline. Dopo qualche decennio di confronto tra le diverse scuole europee, passa sotto il completo dominio tedesco a causa del monopolio commerciale nell’allevamento di cavalli selezionati per presentare già alla nascita le caratteristiche del cavallo addestrato, con conformazione e andature eccezionali. Chi vuole essere competitivo nel Dressage compra generalmente un cavallo tedesco, utilizza metodi di addestramento tedeschi e si rivolge a preparatori tedeschi. Ecco che l’equitazione di origine latina e la ricerca della leggerezza vengono a poco a poco oscurate.
Anche i criteri di giudizio della Federazione Equestre Internazionale sembrano ormai essersi adeguati a tale sistema, abbandonando i principi classici. Fino al 1958 il regolamento FEI di Dressage raccomandava ai giudici di apprezzare la sottomissione, la decontrazione e l’equilibrio dei cavalli… e la mobilità della loro mascella , mentre allo stato attuale è concesso l’uso di chiudi-bocca che mascherano gli effetti di una cattiva mano. Altrettanto accettato è l’incappucciamento , condannato da tutti i grandi nomi della letteratura equestre, attualmente diventato pratica abituale a causa di un concetto sbagliato della messa in mano (mano fissa che tira, uso di inredinamenti vari) e di una mancanza di metodo dolce e razionale per educare la bocca del cavallo alla mano del cavaliere. Comprensione viene inoltre mostrata ai cavalli che ambiano al passo, sintomo di una schiena che ha perso la sua mobilità laterale e quindi di un addestramento che non migliora la locomozione del cavallo. Infine, la mancanza di impulso sottolineata dal continuo uso delle gambe e dello sperone (che dovrebbero invece essere leggeri e impercettibili), non viene sanzionata nelle attuali competizioni.
 
  Nella specialità del Dressage il cavallo esegue figure e arie che dovrebbero sembrare una danza, dove quindi dovrebbe evidenziarsi l’armonia e la fluidità dei movimenti, la facilità e la scioltezza nell’esecuzione, la brillantezza dei gesti, la sintonia col cavaliere che tende ad annullarsi, tutto ciò senza lasciar trasparire la fatica e lo sforzo fisico. Attualmente si premiano i cavalli più talentuosi di natura e non quelli meglio addestrati. Così, anche in competizioni di livello internazionale, vincono cavalli straordinariamente dotati fisicamente, ma che eseguono ad esempio un piaff (che dovrebbe essere l’espressione massima di impulso, equilibrio e mobilità) senza abbassare le anche, sostenuti continuamente da gambe e azioni di mano molto evidenti, contratti nell’esecuzione. L’impressione è quella che si sia perso di vista l’obiettivo originale della specialità del Dressage (Vd art. 401 del Regolamento FEI ), che non si riesca più a riconoscere l’armonia dei gesti e la qualità dell’addestramento.  
  Per quanto riguarda la specialità del Salto Ostacoli, per la preparazione del cavallo a questa disciplina in generale il lavoro in piano viene trascurato, senza considerare che senza una adeguata preparazione muscolare il cavallo non può usarsi al meglio, con conseguenze negative, a lungo andare, sulle articolazioni. Spesso durante i concorsi si vedono cavalieri che affrontano il percorso con poco controllo, ricorrendo ad imboccature severe,  con cavalli contratti e ansiosi, compressi tra mano e gamba, senza equilibrio, costretti a interventi continui in avvicinamento al salto. Non credo che tutto ciò sia piacevole né per il cavallo né per il cavaliere, senza aggiungere che in tale stato il cavallo si esprime molto al di sotto delle sue potenzialità.
Il lavoro in piano ben concepito ha lo scopo di rendere il cavallo decontratto, morbido, il più possibile dritto riducendo la sua asimmetria naturale in modo che gli sforzi compiuti nel movimento siano ben ripartiti sui quattro arti;
l’elasticità muscolare della schiena e dell’incollatura (bilanciere del cavallo) sono indispensabili per effettuare una corretta parabola sul salto. Un cavallo ben preparato in piano affronta il salto con la consapevolezza di poter usare al meglio il suo fisico, impara ad avvicinarsi al salto in equilibrio e a valutare la distanza e la parabola da compiere, ascolta gli interventi discreti del suo cavaliere e affronta il percorso in uno stato di “eccitazione controllata”, mantenendo fluidità per tutto il percorso. La preparazione in piano deve dare la possibilità al cavaliere di: controllare l’equilibrio e l’impulso, la velocità e la lunghezza delle falcate; riunire il cavallo, ossia portare il posteriore sotto la massa senza perdita di attività.
Tutto ciò si costruisce quotidianamente lavorando il cavallo sulle transizioni e sulla flessibilità delle molle del treno anteriore e del treno posteriore. Quello che si vede attualmente è un lavoro basato sull’opposizione degli aiuti di mano e di gamba, che produce cavalli compressi e contratti al posto di cavalli elastici, riuniti e sicuramente più sereni.
 
  In questo quadro un po’ grigio della situazione attuale credo comunque permangano certi appassionati che abbiano il desiderio di riscoprire qualche altra possibilità di praticare l’equitazione con maggiore conoscenza e consapevolezza, recuperando il rapporto con il cavallo e trovare le soddisfazioni nell’ottenere il meglio da qualsiasi cavallo, in qualunque disciplina, migliorando le proprie doti di cavaliere.
 
 
Contatti: Roberta Camoni -