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Che cos’è l’equitazione
classica? (di P. Karl)
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CLASSICO. La qualifica implica una referenza storica un
tantino
austera, ma che conferisce una legittimità ed una
rispettabilità molto lusinghiera. L’abito non fa
il monaco, la tenuta spagnola o il costume Luigi XV non possono essere
sufficienti a designare l’écuyer classico. Queste
nostalgie e folklori hanno il loro fascino e valgono ben
l’estetica del frac da dressage, ma non possono fare da soli
una vera differenza.
Per essere “classico” bisogna escludere tutte le
razze dette “barocche”? L’uso dei pilieri
e delle briglie da trenta centimetri, significa
“classico” solo perché sono stati
imposti nel XVII e XVIII secolo? Per essere
“classici” bisogna restare inesorabilmente con il
sedere nella sella? Si può essere
“classici” e praticare il salto ostacoli?
Queste sole questioni fanno comprendere che il classicismo non
può né ridursi al conservatorismo, né
far prescindere dagli apporti positivi dell’equitazione
moderna.
Che si tratti di pittura, di musica, di danza o di teatro, il
classicismo è un’esigenza di purezza, di eleganza,
un rifiuto degli effetti truccati.
In equitazione, lo spirito classico risiede in una ricerca permanente
della maggiore economia dei mezzi, al servizio di una purezza delle
arie e delle andature, atta a sublimare il cavallo, assicurandone la
longevità.
Ciascuna epoca della storia dell’equitazione ha apportato il
suo mattone all’edificio classico. Qualche esempio:
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Quando, 350 anni a.C., Senofonte scrive: “Ammorbidire
l’incollatura con la decontrazione della
bocca”… egli è genialmente classico,
venti secoli ante litteram e baucherista ventun secoli ante horam.
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Il Rinascimento Italiano, mediante il suo gusto raffinato, fa sortire
l’equitazione dalle brutalità del Medioevo.
E’ così che Grisone conferisce priorità
fondamentale alla “messa in mano”, al
“ramener” (nuca flessa e che resta il punto
più alto di un’incollatura rilevata), accompagnato
dalla flessibilità della mascella (cavallo che
“gusta il suo morso”); e ugualmente è il
Pignatelli che semplifica e addolcisce le imboccature.
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Ispirandosi alle Accademie Italiane, alcuni écuyer
francesi migliorano ancor più l’equitazione.
E’ de La Broue che rifiuta ogni violenza: “Il
libero consenso del cavallo porta maggiori comodità di
quanto non facciano i rimedi con cui ci si impegna a
reprimerlo”.
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La Guérinière, nel XVII secolo, esime il
cavallo dalla terribile costrizione del piliere unico e mette a punto
un esercizio fondamentale: “la spalla in dentro”.
Egli definisce ugualmente “la discesa di mano”:
messa in libertà sulla parola, del cavallo precedentemente
equilibrato.
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Nel XIX secolo, Baucher inventa le flessioni, il lavoro a piedi e il
principio “Mani senza gambe, gambe senza mani”, che
educano il cavallo e lo riuniscono, dispensandolo dai pilieri,
così come dalle imboccature severe. Egli fa della leggerezza
agli aiuti la ragione della riunione e non soltanto la sua conseguenza.
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L’invenzione del trotto sollevato rivoluzionerà
alla fine del XIX secolo la cavalleria. Si tratta di un contributo
classico, poiché alleggerisce il dorso dei cavalli!
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Caprilli è classico quando mette a punto la monta in
sospensione sull’ostacolo, poiché libera i cavalli
da una vera e propria tortura e migliora le loro possibilità.
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Infine, quando Monty Roberts, sulla base dello studio comportamentale
dei cavalli, mette in evidenza la possibilità di dominare e
domare rapidamente senza violenza…..è classico.
E così di seguito….
In conclusione, in addestramento, essere classici significa:
più scienza e meno materiale di qualsiasi tipo…
più intelligenza e meno forza.
Ciò è riassunto perfettamente in una sola parola:
LEGGEREZZA. Questo concetto equestre, prima di tutto latino, ha il suo
momento di gloria nel XIX secolo, con Baucher e i suoi discepoli, come
il Generale L’Hotte. Poi la competizione di dressage
l’ha messo da parte per il profitto.
Senza un ritorno a questi valori essenziali che, soli, possono
ricondurlo alle sue radici, il dressage moderno si condanna ad essere
soltanto una specialità con finalità economica e
sportiva, garantito da proprie regole, chiuso su sé stesso
ed al di fuori della Cultura Equestre, come delle altre discipline, e
dunque inadatto a formare validi insegnanti.
E’ questo il senso del mio impegno, che riceve
un’accoglienza entusiasta in molti paesi e soprattutto in
Germania….bisogna credere che questo spieghi quello!
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