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Baucher
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Durante l’800 la tradizione francese si evolve attraverso la
figura innovatrice e discussa di Francois Baucher. Elaborò
un metodo di addestramento che bene si adattava anche al nuovo tipo di
cavalli che andava affermandosi in Europa in seguito agli incroci col
Purosangue. Suo è il famoso precetto “mano senza
gambe, gambe senza mano” col quale intendeva che gli aiuti di
mano e di gambe non dovessero mai contrastarsi (principio vitale anche
nella concezione caprilliana di equitazione naturale) e
l’altro proferito sul letto di morte al suo allievo il
generale l’Hotte: ”Toujours ca, jamais
ca” (sempre così, mai così). Con queste
parole accompagnate dal gesto della mano che pareva reggere redini
immaginarie intendeva dire che non si doveva mai tirare, ma utilizzare
solo la pressione delle dita. Nel 1842 venne pubblicato
“Nouvelle méthode – Méthode
d’équitation basée sur de nouveaux
principes”, opera poi rivista e modificata
(“seconda maniera”) nella edizione del 1864. La
concezione aspirata era quella di restituire l’equilibrio
naturale del cavallo sotto un cavaliere la cui preoccupazione
è di non intervenire e di comunicare con una discrezione
totale. Dedicò molta attenzione alla messa in mano, alla
decontrazione della bocca che è la prima molla con la quale
il cavaliere interagisce attraverso le redini, alle flessioni
dell’incollatura, all’eliminazione di ogni
resistenza fisica, alla ripartizione di peso tra treno anteriore e
treno posteriore, alla riunione; ricercò la leggerezza alle
gambe come alle mani, eliminò l’utilizzo degli
speroni a 5 punte, reintrodusse l’utilizzo del filetto e
sostituì con il lavoro alla mano quello utilizzato dai
predecessori ai pilieri. Baucher cercò di far applicare il
suo metodo nell’armata, senza successo (per ragioni tecniche
e politiche) ma sollevò l’interesse di numerosi
ufficiali di cavalleria e riscontrò un enorme successo per i
risultati stupefacenti ottenuti sui cavalli di linea inglese rigidi e
più costruiti per distendersi che per riunirsi. Riusciva
inoltre ad addestrare soggetti ritenuti difficili in brevissimo tempo,
poiché aveva capito che era indispensabile parlare
all’intelligenza del cavallo perché apprendesse
velocemente.
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Tra i numerosi allievi di Baucher si possono ricordare il generale
Faverot de Kerbrech (Dressage méthodique du Cheval de
selle”, 1891) che meglio esprime la “seconda
maniera” del maestro, il generale L’Hotte
(Questions équestres, 1906), il capitano Gerhardt, il
capitano Raabe, il generale Morris e tra i civili Louis Rul, Lenoble du
Teil, Eugène Caron e il cugino Francois Caron che
contribuì ad esportare il metodo in Europa e in particolare
in Russia dove diresse il Maneggio Imperiale e fu maestro di James
Fillis, con il quale si conclude la grande tradizione
sette-ottocentesca. L’ultimo esecutore fedele della
“seconda maniera” di Baucher fu il capitano Beudant
(morto nel 1949).
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Particolare riguardo merita il generale L’Hotte, che
riuscì a fondere gli insegnamenti di Baucher con quelli
ricevuti da D’Aure; da Baucher apprese la perfetta leggerezza
del cavallo sia che i movimenti siano semplici o complicati (arte
equestre), la capacità di ragionare sui principi e i mezzi
di addestramento, da d’Aure l’ossessione del
cavallo in avanti: paragonò il cavallo dal quale si pretenda
un movimento, senza aver prima provocato l’impulso,
all’imbarcazione che si pretenda di dirigere senza che il
vento soffi nelle sue vele o senza che le sue caldaie siano in azione.
Suo è il famoso principio “calmo, in avanti,
diritto” per definire il cavallo ideale, sua è la
chiara definizione di leggerezza come “la perfetta obbedienza
del cavallo alle più leggere indicazioni della mano e dei
talloni del cavaliere” mirabilmente trattata nelle sue
Questioni Equestri.
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